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Durante il mio relax estivo, ho avuto modo di incappare in questo film. Non ne avevo mai sentito parlare e devo dire che il titolo non mi metteva nemmeno tutta questa gran curiosità.
Ebbene, credo che Cella 211 sia l’emblema del detto “mai giudicare un libro dalla copertina”.
Certo, vi deve piacere il genere. Se siete amanti dei fantasy, horror o commedie d’amore questo film non fa al caso vostro.
Il genere, infatti, è per lo più drammatico e d’azione (il mio mix preferito).

Senza dilungarmi ulteriormente, cercherò di illustrarvi la trama trattenendomi dal svelarvi troppo sulla pellicola.

Juan Olivier è un ragazzo giovane, felicemente fidanzato con una ragazza in dolce attesa del loro primo figlio.
Egli si ritroverà a dover intraprendere un nuovo lavoro come secondino in un carcere di massima sicurezza, luogo a cui vi accederà un giorno prima dell’inizio del suo contratto per studiarne meglio le caratteristiche.
Durante quel sopralluogo tuttavia, un pezzo d’intonaco appartenente ad una parete in ristrutturazione lo colpirà alla testa, provocando un suo momentaneo svenimento. Il ragazzo verrà immediatamente soccorso dalle guardie, le quali per farlo adagiare lo trasporteranno all’interno della cella 211 momentaneamente vuota.
Tutto si sarebbe concluso con una semplice medicazione, non fosse che destino vorrà in quel momento si scateni una rivolta dei detenuti, capitanata dal leader Malamadre. Presi dal panico e non sapendo come agire, le guardie scapperanno dal reparto, lasciando il povero Juan rinchiuso nella cella e ignaro di quanto stia per accadere.
Al suo risveglio infatti, il giovane apparirà alquanto stordito e in confusione non capendo a cosa sia dovuto il gran baccano che ode al di fuori della sua cella.
Ma gli basterà uno sguardo al di là delle fessure per capire quanto si stia verificando, dovendo prendere al più presto l’unica decisione in grado di potergli salvare la vita: fingersi un detenuto.

In breve la 211 verrà aperta e trovandolo “nuovo”, i rivoltanti porteranno Juan da Malamadre il quale non tarderà a informarsi sul suo conto.
Sarà così che il ragazzo inventerà di essere appena stato portato in carcere per omicidio di primo grado a discapito di uno spacciatore che per una dose tagliata male aveva ucciso il fratello.
La sua versione pare convincere il boss dei detenuti, il quale ad ogni modo, non si esimerà dal metterlo in ridicolo essendo il “nuovo arrivato”, costringendolo a denudarsi e chiamandolo da lì in poi “mutande”.

Attraverso le telecamere, Juan farà intendere alla polizia la sua messinscena, assicurandosi di conseguenza non si faccia parola sul fatto egli non sia realmente un detenuto.
La vicinanza ai carcerati e le loro ragioni di rivolta, tuttavia, presto colpiranno l’animo del ragazzo il quale si ritroverà indeciso sulla parte con cui schierarsi; complice di tale indecisione anche l’efferato sadismo e crudeltà del capo della polizia.
Quale sarà dunque il destino di Juan?
E per quale motivo la cella 211 era vuota al suo arrivo?

Domande che troveranno risposta alla fine del film, con un epilogo decisamente drammatico di cui vi lascerò il piacere della scoperta.

Un film di  Daniel Monzon ispirato al romanzo “Celda 211”, per il quale non direste mai sia di pellicola spagnola.
Godetevi dunque il trailer!

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